Quando i fusti non sono a norma succede questo

Oggi al bar davanti ad un caffè si parlava di inquinamento e di normative che vengono rese vane dai processi che cercano di far chiarezza su molti casi di disastri ambientali.

Nonostante le normative che regolamentano l’impiego dei fusti industriali sono centinaia i casi conosciuti di inquinamento e intossicazioni avvenute dopo che le sostanze contenute in alcuni fusti sono risultate disperse nell’ambiente.

Come il caso di Livorno, dove il cargo-traghetto “Venezia” della Compagnia Grimaldi, in navigazione da Catania a Genova, avrebbe “perso” due semirimorchi carichi di “sostanze solide inorganiche”. parliamo di circa 40 tonnellate di sostanze tossiche mai ritrovate e depositati sui fondali marini dall’ormai lontano 2011.

Dopo anni sono stati ritrovati soltanto 120 barili che risultavano dispersi in mare, altre 12 tonnellate giacciono ancora nei fondali marini e oltre il danno la beffa… tutti assolti i responsabili dal processo che li vedeva imputati per disastro ambientale.

è notizia del 2015 che per quel processo, tutti i rinviati a giudizio sono stati assolti completamente (come si legge da questo articolo).

Il 17 marzo 2015 Il giudice Antonio Del Forno assolve i tre imputati perché il fatto non sussiste per i reati di disastro ambientale e naufragio colposo. E stralcia la posizione del comandante per la presunta imperizia durante la navigazione che ha innescato la perdita dei bidoni.

Una causa durata tre anni, che ha visto tra gli altri colpi di scena il cambio del giudice per le indagini preliminari per incompatibilità, e che lascia l’amaro in bocca perchè anche i risarcimenti dovuti non sono stati confermati dalla sentenza.

Come questo caso ce ne sono a centinaia nella storia, a che serve dunque fare normative se poi chi sbaglia non paga?

 

 

 

 

 

 

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