Può essere pignorato il TFR?

Il tfrtrattamento di fine rapporto, detta anche liquidazione è una parte della retribuzione da lavoro subordinato che viene accantonata ogni mese dall’azienda per essere poi erogata in un’ unica soluzione al momento della risoluzione del rapporto di lavoro.  

Con ordinanza n. 19708/2018 la cassazione ha stabilito che il TFR può essere sottoposto a pignoramento in quanto rappresenta una liquidità certa che il lavoratore matura in una situazione di continuità lavorativa. Di conseguenza può essere utilizzato per soddisfare i crediti quando si verifica la cessazione del rapporto di lavoro. 

Esso può, dunque, essere oggetto di pignoramento ma per il creditore esistono limiti e caratteristiche da rispettare. 

Il pignoramento, in gergo tecnico, è l’atto di espropriazione forzata di determinati beni posseduti da un debitore per poter estinguere le proprie pendenze. L’articolo 543 del codice civile stabilisce che il creditore può aggredire anche quei beni che non sono ancora di proprietà dello stesso moroso. Si parla in questi casi di pignoramento presso terzi. Ossia espropriazione forzata di stipendio, pensione e, ovviamente, del TFR. Così come per lo stipendio, anche per il pignoramento del TFR ci sono dei parametri da rispettare. Ovviamente non tutto l’importo può essere oggetto di esecuzione. La parte attaccabile ammonta al 20%, infatti la parte riconosciuta al lavoratore è di un quinto. Questo limite però si applica esclusivamente quando il TFR viene notificato al datore di lavoro che ha accantonato la somma nel corso del rapporto di lavoro. Il discorso cambia totalmente nel caso di pignoramento di conto corrente o fondo pensione. 

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